Il tessuto wax

WAX: I tessuti africani che hanno un messaggio dentro

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Dietro ai tessuti africani, generalmente conosciuti come WAX, c’è un bel po’ di storia e le diverse fantasie non sono “a caso” ma hanno (quantomeno avevano) dei significati ben precisi..

Il WAX, che letteralmente significa cera, è un tessuto di cotone colorato che inizialmente copiava un tessuto Indonesiano: il batik
Il batik prende il nome da una particolare tecnica di tintura detta “a riserva”, che si ottiene impermeabilizzando con cera o altri materiali una parte della superficie da tingere, per poi applicare diversi colori sulle sagome rimaste del colore originale, e ottenere così la fantasia voluta.

In principio non era destinato ai mercati africani, ma ci è capitato un po’ per caso.
Nel lontano 1864 (o giù di lì), la ditta olandese Vlisco  realizzò delle stampe batik con metodi industriali che semplificavano di molto la lavorazione artigianale. Questi tessuti dovevano essere venduti in Indonesia, la patria del batik, allora colonia olandese, ma non ebbero fortuna in quanto considerati cheap e ciclostile.
La produzione di massa, insomma, non piacque da quelle parti.
Sulla via del ritorno, le navi olandesi cariche di simili batik fecero sosta in Africa dove invece ebbero un enorme apprezzamento tanto che Vlisco si affrettò ad adattare il prodotto al mercato africano, adottando colori audaci e stampe.
Inizialmente il WAX venne considerato – in Africa - di lusso e la stessa Vlisco aveva un team di stilisti che lavoravano per lei.
Furono le donne africane - non una in particolare - a portare il concetto di alta moda in Vlisco, celebrando l’individualità attraverso la moda: ognuna portava i tessuti acquistati a stilisti e sarti locali per farsi realizzare creazioni uniche e su misura

Le fantasie dei tessuti WAX avevano dei significati ben precisi: le venditrici locali attribuivano nomi e storie ai tessuti per promuovere e vendere meglio i loro prodotti in arrivo dall’Olanda.
Il significato dato ad alcune stampe ha anche fornito un modo per chi le indossava di comunicare qualcosa su se stessa (ad esempio: che si è addolorate per colpa di parenti, in competizione con le altre mogli del marito, pronte a restituire “pan per focaccia”…). E in un’epoca in cui le donne non avevano libertà di esprimersi e l’analfabetismo dilagava, questi tessuti WAX hanno dato la possibilità di lanciare alcuni messaggi piuttosto potenti.

Ogni tessuto infatti ha un nome – assegnato in origine dai venditori locali – e comunica alcune informazioni su chi lo indossa: se è sposata, se è il capofamiglia, se è molto colta o è orgogliosa di ballare bene.
Un tessuto si chiama per esempio “Si tu sors, je sors”, che significa “Se tu vai vado anch’io” ed era indossato dalle donne per dire che se l’uomo avesse preso il matrimonio con leggerezza, lo stesso avrebbero fatto loro.

Oggi le cose sono sicuramente un po’ cambiate, ma la bellezza di questi tessuti e vestiti è rimasta sempre la stessa.