Dal Kosovo Ai Migranti

UNA STORIA LUNGA 20 ANNI 

DI POPOLI IN MOBILITA’.

Un patrimonio da difendere.

L’Osservatorio Migranti (persone e associazioni a difesa dei diritti e delle potenzialità dei richiedenti protezione) si forma a Ivrea ad agosto del 2015, ma la esperienza di molte persone risale al 1999 e ricorda la storia e l’evoluzione del sistema di accoglienza in Italia per averla vissuta in prima persona.

Nel 1999 in Italia non c’è nessun sistema di accoglienza per i richiedenti asilo o protezione. L’immigrazione c’è da una ventina d’anni, ma non quella particolare dei “profughi”

Nella primavera del 1999 la guerra nella ex Jugoslavia si avvia alla fine con l’ultimo capitolo in Kosovo. Da fine marzo migliaia di kossovari lasciano la loro terra e si spostano in Albania dove sono raccolti da navi della marina italiana e portati a Comiso o a Borgo Mezzanone: è il primo corridoio umanitario, ma resterà anche l’unico per tanto tempo

Da questi due grandi centri di raccolta, dopo 1-2 mesi, saranno trasferiti in un centinaio di Comuni italiani che si sono dichiarati disponibili all’accoglienza.

Ivrea è uno di questi: ne arriveranno 55 la sera dell’8 giugno, qualche altro arriverà ad agosto. Vengono ospitati in alloggi messi a disposizione da privati e da qualche Comune. Una grande sottoscrizione fra i cittadini permette di anticipare le spese del mantenimento, ma anche di praticare concreta solidarietà con un orfanotrofio di Mladnost in Serbia (Serbia e Kosovo erano le parti in guerra).

L’accoglienza dei profughi dal Kosovo durerà fino alla fine dell’anno 2000 quando un parte di loro rientrerà in Kosovo (con un aiuto economico del governo italiano) e altri invece resteranno qui, vivendo, lavorando e studiando.

Vista l’esperienza positiva, l’anno successivo, i tre attori principali (Governo, ANCI associazione nazionale comuni italiani e UNHCR commissariato delle nazioni unite per i rifugiati) decidono di attivare una sperimentazione: un bando nazionale chiede ai Comuni di progettare dei servizi di accoglienza e accompagnamento all’inclusione di persone che chiedono protezione e hanno iniziato ad arrivare (Afganistan, Iraq, Congo, ecc.)

Nasce il Programma Nazionale Asilo (PNA), in Piemonte sono 4 i Comuni che partecipano e di questi due sono in Canavese: Ivrea e Chiesanuova in Valle Sacra.   

Nel 2002, un anno dopo, la legge 189, nota come Legge Bossi-Fini, istituisce lo SPRAR  Sistema Protezione Richiedenti Asilo e Rifugiati le cui caratteristiche sono;

    • Partecipazione volontaria dei Comuni che sono i responsabili della qualità dei servizi e rendicontazione dei costi;

    • Diffusione dell’accoglienza sul territorio per favorire la relazione con l’ambiente;

    • Piccoli moduli di accoglienza (appartamenti) e forte impegno sui processi di integrazione anche con la partecipazione delle persone e associazioni delle comunità

Questo sistema è andato crescendo e sviluppandosi con buoni risultati; oggi sono 1.825 i Comuni italiani che aderiscono e hanno creato 36 mila posti di accoglienza. Molti altri Comuni erano intenzionati ad aderire prima che la legge 132/2018 la cosiddetta “legge sicurezza” ne bloccasse l’adesione.

Questo sistema virtuoso è stato oggetto di attacchi anche prima di quello odierno attraverso la legge 132 di cui si gloria il ministro Salvini e si compiace il ministro Di Maio

Nel 2011 governo Berlusconi, ministro Maroni, all’accresciuto flusso di migranti (ENA Emergenza Nord Africa) si “risponde” incaricando la Protezione Civile che, scavalcando e ignorando i Comuni, si rivolge direttamente ad albergatori, cooperative, associazioni e a chiunque fosse in grado di mettere a disposizione posti letto.

Il cambiamento è impressionante:

    • Comuni ignorati non hanno alcun ruolo

    • Si paga a retta giornaliera invece che a rendicontazione su progetto e servizi erogati

    • Servizi puramente alberghieri (vitto e alloggio); 

    • Concentrazione in grandi alberghi o comunità spesso avulsi dalla comunità locale; esempio locale: l’Hotel Ritz di Banchette

E’ questo il sistema che permetterà gli scandali di alcuni gestori dell’affare immigrazione, di alcune cooperative false e nate solo per approfittare del business 

Con scorno, danno e sofferenza di quelle realtà, la stragrande maggioranza, che, in un percorso di anni hanno lavorato e investito creando professionalità, competenze, relazioni, cultura in uno dei lavori più difficili e affascinanti: l’accoglienza e l’accompagnamento alla crescita e alla relazione positiva delle persone che transitano in una nuova realtà.

Molte delle persone oggi attive nell’Osservatorio cercarono allora d i “gettare ponti” con il centinaio di persone ricoverate all’Hotel Ritz di Banchette: corsi di lingua, attività di volontariato, accompagnamento sanitario, ricerca lavoro, gite a conoscere il territorio, feste nei paesi…. Tutto unicamente frutto di attività di volontariato mosso dalla pena e rabbia di vedere calpestati i diritti e le speranze di quelle persone

L’ Emergenza Nord Africa terminò per decreto governativo a marzo 2013! A chi era ancora in albergo: un permesso di soggiorno di sei mesi e 500 € a testa e .. fuori dai piedi

Per questo, quando due anni dopo, agosto 2015, abbiamo visto un altro albergo (Hotel Eden a Ivrea) riempito da persone richiedenti protezione, siamo scattati.

Questa volta non era la Protezione Civile, ma la Prefettura a gestire, da Torino, l’operazione; questo ha consentito un pur faticoso, ma produttivo dialogo con quei Comuni, cioè amministratori locali, consci e culturalmente preparati a gestire un problema non evitabile ed anzi caratterizzante il nostro tempo e la nostra terra.

Il passaggio della gestione dalla Prefettura ai Comuni consorziati in InReTe e in CISS AC ha rappresentato il rientro in gioco degli enti locali estromessi in precedenza.

Immediato è stato far riferimento alle modalità sperimentate negli SPRAR (accoglienza diffusa e in piccoli nuclei, maggiori attività inclusive, ecc.)

E diversi Comuni decisi a gestire in proprio con l’adesione allo SPRAR.

E’ questo processo positivo perché frutto di una maturazione esperienziale che rischiamo di vedere interrompersi, certamente complicarsi, a causa della legge 132.

Questo è un vero patrimonio che stanno maturando in primis gli amministratori locali e gli operatori dell’accoglienza, ma, in generale l’intero territorio.

Un patrimonio che non è un lusso, ma una necessità per un territorio caratterizzato da invecchiamento e denatalità

Un patrimonio spendibile anche per le situazioni di povertà e rischi di marginalità che riguardano i cittadini autoctoni.